DONARE
25 l’abitudine di donare
il non averlo fatto prima, sia stato incoraggiare altre persone a
prendere in considerazione questa oppportunità. Ne ho dato
l’annuncio durante una riunione, la gente era emozionata alla
sola idea di poter partecipare, e da quel momento è stato
come una valanga”.
Come coordinatore della Paul Harris Society per il distretto
7610 di Bowman, anche Scott Mills vedeva di buon occhio la
valanga di neve che stava per travolgerlo.
“L’anno scorso il club di Tom non aveva membri nella Paul
Harris Society” dice. “Ora ne ha 15”. “Non credo di meri-
tare particolare credito per aver trovato 15 nuovi soci”, dice
Bowman. “Non ho dovuto forzare nessuno, ho semplicemente
agevolato la scelta con il mio esempio”.
Mills, egli stesso membro da tempo della Paul Harris Society,
si permette di dissentire. “Tom ha travolto tutti con l’esempio
della sua leadership”, afferma, e ricorda l’evento nel quale
vennero riconosciuti i 15 membri del Club Leesburg-Day-
break, il più grande gruppo dell’area che abbia mai aderito
contemporaneamente alla Paul Harris Society. “Fu una festa
incredibile”.
Per John Osterlund, direttore generale della Fondazione, la
generosità di persone come Jim e Jan Heinrich, Tom Bow-
man, e Scott Mills non è certo una sorpresa. Ha l’occasione
di riscontrarla tutti i giorni.
“L’economia globale è stata relativamente volatile negli
ultimi cinque o sei anni”, dice, “ma nonostante questo, la
Fondazione Rotary ha continuato a crescere in termini di
contributi annuali. Le persone che conosco in tutto il settore
non profit mi chiedono come siamo stati in grado di farlo. La
mia risposta è semplice: al Rotary, abbiamo la base dei do-
natori più impegnati di chiunque altro. I nostri donatori sono
appassionati nel sostenere le cause importanti, e i risultati
parlano da soli”.
Cominciando così hanno sponsorizzato un incontro per la
Pace ogni anno, invitando Dong Ju Yu dalla Korea; Palina
Matthiasdottir dall’Islanda; Eduardo da Costa dal Brasile;
Rachel Rafferty del nord Irlanda; Adrien Longombe, dalla
Repubblica democratica del Congo.
Quasi come Jim Heinrich, Tom Bowman, manager membro
del Rotary club di Leesburg-Daybreak, ha inteso il potenziale
del Rotary alcuni anni dopo essere entrato a farne parte.
“Quando entrai nel Rotary nel 2001, non avevo idea del coin-
volgimento del Rotary nell’eradicazione della Polio. Credevo
fosse solo un modo per conoscere persone ed essere coinvolto
nella comunità. Il Rotary è così grande e complesso, e io con-
tinuo a imparare e a sfruttare le moltissime opportunità che
offre per aiutare le persone”.
Nel 2011, Bowman colse una di queste opportunità, attra-
versando l’India con due membri del suo club, impegnati
nell’immunizzazione dalla polio. Fu un’esperienza molto
forte, per realizzare quanto noi siamo privilegiati, e capire
quanto anche un piccolo contributo possa essere prezioso:
per meno di un dollaro puoi immunizzare un bambino. La
Paul Harris Society con le sue donazioni può immunizzare
migliaia di bambini ogni anno”.
Bowman non si è limitato a diventare un membro della Paul
Harris Society ma ha invitato i suoi soci di club a unirsi a lui.
Quattordici persone, un terzo del suo club, hanno accettato.
“Considero la Fondazione come lo strumento che permette
ai Rotariani di fare cose buone in giro per il mondo,” spiega
Bowman. “Ho sempre supportato la Fondazione, prima con
donazioni piccole e poi con quantità maggiori, ma ammetto
che sulla mia strada ho incontrato anche altre priorità finan-
ziarie”.
L’autunno scorso ha deciso che era il momento di entrare nel-
la Paul Harris Society. “Credo che il mio modo di compensare
IL GRUPPO DI DONATORI
PIÙ AMPIO E IMPEGNATO
DI QUALUNQUE ALTRO.