

si svolse a Los Angeles, una delle pietre miliari nella storia
del Rotary, aveva proceduto a una revisione dello statuto e del
regolamento dell’associazione, che assunse il nome che porta
tuttora, Rotary International, e aveva proceduto altresì a una
precisa definizione degli statuti-tipo destinati ai club e dei
regolamenti consigliati. La Convention di Ostenda del 1927
era stata dedicata quasi interamente a questioni organizzati-
ve e aveva dato l’avvio a un’ulteriore razionalizzazione delle
strutture dell’associazione.
Orbene, di tutti questi aspetti e problemi Paul Harris non
parla. Il suo piccolo libro si era mantenuto nei limiti di «una
storia intima», che, come ho già detto, non dovette accon-
tentare pienamente il committente. Chesley Perry ritornò alla
carica nel 1935, riuscendo a ottenere da Paul Harris quello
che desiderava.
L’uscita del volume
This rotarian age
ven-
ne salutata nell’introdu-
zione con termini che
esprimevano una ben
diversa soddisfazione:
«Abbiamo finalmente la
storia del Rotary, scritta
dal suo fondatore Paul
P. Harris. Non è solo un
racconto di quanto av-
venne nel 1905 e negli
anni immediatamente
successivi. È un’interessante storia del Rotary - di ieri, di
oggi e di domani - scritta da chi ne ebbe l’idea di base e
che ne ha testimoniato e seguito lo sviluppo, e che, a questo
sviluppo, ha contribuito. Verso Paul Harris, da sempre guida
di filosofia e di ispirazione rotariane, il nostro movimento
ha un grande debito». Giunto all’età di 67 anni, Paul Harris
ripercorre con la mente e con il sentimento le tappe della
storia di un movimento che si era sviluppato e affermato al di
là delle speranze e dei sogni del suo stesso fondatore e che
dava financo l’impronta a un’epoca intera. È una storia scritta
da chi era conscio che il Rotary per molti costituiva un enig-
ma: «Un fenomeno abbastanza semplice, in grado di attrarre
l’attenzione di milioni di persone di una ventina di nazioni,
meriterebbe una migliore comprensione» (p. 69).
In questo volume Paul Harris offre una testimonianza di-
retta su persone ed eventi, ed esplicita il suo pensiero su
questioni fondamentali riguardanti la natura e gli scopi del
Rotary, a partire dalle premesse e dalle origini sino ai suoi
giorni. Secondo Paul Harris «la storia del sorgere del mo-
vimento presenta una fase nella quale l’ampliarsi dei fini e
degli ideali fu talmente marcato che può ben definirsi l’era
del rinascimento del Rotary» (p. 113). Questa fase, ricca
di stress e di tensione, durò alcuni anni: «Le avvisaglie del
rinascimento iniziarono ad avvertirsi nella seconda parte del
1906; proseguirono nel 1907 e continuarono fino al 1913.
In questo lasso di tempo, il Rotary si trasformò da un gruppo
locale, formatosi nella città di Chicago per interessi reciproci
e sulla base dell’amicizia, in un’organizzazione di prospettiva
internazionale che si ispirava alla nobiltà dei suoi fini basila-
ri» (p. 114). Nell’anno 1913, che Paul Harris poneva come
termine di questo periodo rivoluzionario, l’ideale del servizio
apparì ormai consolidato, anche se bisognò attendere ancora
qualche anno prima che esso facesse il suo ingresso ufficiale
nello statuto dell’associazione: tale ideale si espandeva nel
mondo grazie alla rete di migliaia di club integrati nell’Inter-
national Association of Rotary Clubs, costituita con questo
nome l’anno prima.
Il concetto di servizio adombrato già nel corso della prima
Convention poneva ineludibilmente il problema del suo rap-
porto con il profitto. Nella Convention di Saint Louis del
1923 il Rotary aveva approvato una risoluzione (la famosa
risoluzione 23-34) che tentava di conciliare profitto e servizio
anche a livello di elaborazione teorica. Riportiamo l’incipit di
questa risoluzione, che contiene un condensato della filosofia
IL PENSIERO AUTENTICO
[...] ripercorre le tappe della storia
di un movimento che si era sviluppato
e affermato al di là delle speranze
e dei sogni del suo stesso fondatore
e che dava l’impronta a un’epoca intera.
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63 Paul Harris