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FOCUS

Il terzo volume della trilo-

gia:

My road to Rotary

,

uscito nell’ottobre del

1945, è una bellissima

opera letteraria. Paul Har-

ris riprende e sviluppa l’os-

satura memorialistica del

primo volume, quello del

1928, riproducendone al-

cune sezioni. La gran parte

del volume è dedicata al-

la rievocazione del tempo

della sua fanciullezza e alla descrizione delle serene giornate,

allietate dalle visite di numerosi amici, che ormai ultrasettan-

tenne Paul Harris trascorreva in compagnia di sua moglie, nella

quiete di Comely Bank. Soltanto una trentina sono le pagine

riguardanti il Rotary. In esse Paul Harris fornisce una meditata

sintesi, intessuta di testimonianze personali, della storia delle

origini del movimento, ripercorre le tappe del suo sviluppo nel

mondo, e soprattutto mette in risalto la costanza e la fede dei

rotariani nel mantenere vivo e perseguire l’ideale del service

durante le due guerre. Ma che cosa lega il Rotary a quelle lon-

tane vicende della fanciullezza del fondatore e perché egli ce le

racconta? Lo stesso Paul Harris lo spiega nel prologo: «L’origine

del mio contributo per la costituzione del movimento risale ai

giorni trascorsi nella mia valle, alla cordialità dei suoi abitanti,

alla loro tolleranza politica e religiosa. In un certo senso, si

potrebbe dire che il Rotary è stato frutto di quella comunità. Mi

propongo quindi di raccontarvi alcuni episodi della mia fanciul-

lezza trascorsa nella mia valle nel Vermont» (p. 5).

Quando il volume uscì, la seconda guerra mondiale era ap-

pena finita. Paul Harris intravvede nuovi scenari di pace, con

il Rotary attivamente impegnato a diffondere la compren-

sione internazionale fra le nazioni, un ruolo che aveva già

cominciato a svolgere, con ampi riconoscimenti, in occasione

della conferenza istitutiva delle Nazioni Unite, tenutasi a San

Francisco nel maggio del 1945. Ricordiamo che il Rotary

International era stato invitato a partecipare a questa confe-

renza come consulente e aveva dato un contributo sostanziale

alla redazione della Carta delle Nazioni Unite, e in particolare

all’elaborazione delle disposizioni relative al Consiglio Eco-

nomico e Sociale. Le prove date nel corso di decenni dalle

Nazioni Unite non sono state tutte esaltanti e probabilmente

avrebbero deluso lo stesso Paul Harris, ma allora l’atmosfera

era imbevuta di ottimismo e nuovi sogni erano ammessi,

anche se il tenore degli accordi presi a Yalta dalle grandi

potenze, la debolezza mostrata dal Presidente Roosevelt

durante le trattative e il suo illusorio irenismo di fronte al

pericolo dell’espansionismo sovietico avevano già innescato

quel processo che avrebbe costretto una parte consistente

del Rotary europeo a vivere nuove esperienze di oppressione e

di persecuzione. Sarebbe interessante conoscere come Paul

Harris vedeva la situazione mondiale e l’avvenire del Rotary

nella sua funzione di creatore di pace negli ultimi mesi della

sua vita (egli morì nel gennaio del 1947), quando già molte

speranze avevano cominciato a cedere il passo alla inquietan-

te realtà della guerra fredda.

Per concludere, i tre volumi che abbiamo passato in rassegna

ci restituiscono l’immagine di un uomo dotato di una profon-

da umanità, aperto, tollerante, ottimista sino a rasentare per

certi aspetti l’utopia, tenace nel perseguire la realizzazione

della sua vision. Alla grandezza dei risultati conseguiti, fa

da riscontro la straordinaria modestia con cui l’architetto

del Rotary presenta l’opera da lui svolta: «Il movimento ha

costituito per l’autore un laboratorio sperimentale nel quale

ha avuto la grande occasione di studiare le reazioni umane.

Ha imparato più di quanto non sia stato in grado di insegna-

re. Ha studiato i processi mentali degli uomini e si è trovato

spesso in disperata solitudine nelle conclusioni. Non rientra

nella sua politica intestardirsi sulle sue tesi ma preferisce,

piuttosto, essere paziente e attendere gli sviluppi. Grazie a

questa politica è riuscito spesso a evitare incomprensioni e,

quasi invariabilmente, a chiarire dubbi; in più di un’occasio-

ne è anche accaduto che le sue conclusioni originarie fossero

errate» (

Questa epoca rotariana

, p. 216). È una lezione di

misura, equilibrio e saggezza su cui tutti dovremmo meditare.

[...] ripercorre le tappe del Rotary nel suo

sviluppo globale, mette in risalto la costanza e

la fede dei rotariani nel mantenere vivo e per-

seguire l’ideale del service durante le guerre.

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ROTARY

luglio/agosto 2016

U

MBERTO

L

AFFI

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